Il mondo del lavoro. Un’espressione a dir poco orripilante.

Mondo del lavoro

Sin da quando ero ragazzino sentivo usare l’espressione mondo del lavoro. Non mi è mai piaciuta. Ora che ne faccio parte da qualche decennio, ho capito il perché.

Mondo del lavoro. Un modo di dire che mi ha sempre lasciato perplesso, per usare un eufemismo, sin dall’inizio. Ora che sono passati molti anni, ne provo addirittura ribrezzo.

Mi immaginavo che dopo aver studiato, per più o meno anni (se tornassi indietro, non metterei mai più piede in una scuola), un ragazzo o una ragazza sarebbero entrati nel mondo del lavoro, apparentemente diverso rispetto a quello vissuto in precedenza. Effettivamente è così. Si smettono i panni dell’essere umano e si vestono quelli del lavoratore. E non è per niente un bel cambio. Perchè esiste questa legge non scritta, che se un lavoratore, uomo o donna che sia, viene pagato, allora è tenuto a fare qualsiasi cosa gli venga chiesta, imposta o addirittura intimata. Ci si rivolge ai lavoratori facendo finta che siano computer o macchinari, che dovrebbero attivarsi o disattivarsi dando semplicemente un comando. Magari ci sarebbe poi qualche problemino di comunicazione o convivenza e proprio non si riesce a capire come mai. “Lo pago, perché fa sempre il minimo!” Urla qualcuno. Allora entra in campo un altro fenomeno, ancora più agghiacciante. Il team building. Espressione che io utilizzo solo per far capire che mi occupo del “fenomeno”, ma in modo completamente diverso. Non si tratta di costruire una squadra, un team o un gruppo. Si tratta di creare relazioni fra esseri umani, esattamente come accade nella vita privata.

Ricordo la testimonianza di “un lavoratore” che ha partecipato ad una giornata di formazione che ho tenuto. Il suo commento per me è stato la massima gratificazione che posso ricevere in contesti del genere: “Prima di questa giornata vedevo solo dei colleghi di lavoro, ora sento e vedo delle persone“. Semplice, vero?

Ad un corso di formazione al quale ho partecipato, è stato chiesto un obiettivo personale per l’anno 2019. Più del 90 per cento dei partecipanti ha risposto: “Passare più tempo con la famiglia”. Un altro aspetto del mondo del lavoro che mi urta. Fornire la scusa, politicamente corretta e socialmente accettata, di non avere tempo per fare qualcosa che, semplicemente, non si vuol fare.

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