Il mondo del lavoro. Un’espressione a dir poco orripilante.

Mondo del lavoro

Sin da quando ero piccolo, sentivo usare l’espressione “mondo del lavoro”. Non mi è mai piaciuta. Ora che ne faccio parte da qualche decennio, ho capito il perché.

Mi immaginavo che, dopo aver studiato per più o meno anni (se tornassi indietro, non metterei mai più piede in un’aula), un ragazzo o una ragazza sarebbero entrati nel mondo del lavoro, apparentemente diverso rispetto a quello vissuto in precedenza. Effettivamente è così. Si smettono i panni dell’essere umano e si vestono quelli del lavoratore. E non è per niente un bel cambio. Perché esiste questa legge non scritta, che se un individuo viene pagato per svolgere una mansione,  allora è tenuto a fare qualsiasi cosa gli venga chiesta, imposta o addirittura intimata. Ci si rivolge ai “lavoratori” facendo finta che siano computer o macchinari, che dovrebbero attivarsi o disattivarsi, dando semplicemente un comando. Magari poi si manifestano alcuni problemi di comunicazione o convivenza e proprio non si riesce a capire come mai. “Lo pago, che cosa vuole di più?!” Urla qualcuno.

Finalmente, in alcuni contesti evoluti, si comincia a parlare di retribuzione hard e retribuzione soft. Con la prima si intende la mera pecunia, con la seconda gli aspetti intangibili della retribuzione, come il rispetto, la gratificazione e la crescita della persona, umana e professionale. Fermati un attimo, che lavori per qualcuno o meno, domandati: “Com’è la mia retribuzione soft?”

In tutti i casi nei quali la retribuzione soft è assente o addirittura negativa, entra in campo un altro fenomeno, ancora più agghiacciante. Il team building. Espressione che io utilizzo solo per far capire che mi occupo del “fenomeno”, ma in modo completamente diverso. Non si tratta di costruire una squadra, un team o un gruppo che dir si voglia. Il punto è saper creare relazioni fra esseri umani, esattamente come accade nella vita privata. Se tratto delle persone come “meri lavoratori”, come faccio a meravigliarmi se ognuno bada solo al suo orticello e a pararsi il fondoschiena?

Ricordo la testimonianza di “un lavoratore” che ha partecipato ad una giornata di “formazione” che ho tenuto. Il suo commento è stato la massima gratificazione che posso ricevere in contesti del genere: “Prima di questa giornata vedevo solo dei colleghi di lavoro, ora sento e vedo delle persone“. Semplice, vero?

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