“… Le credenze e le convinzioni sono quasi in tutti i casi ereditate, e per giunta in maniera acritica, da autorità che a loro volta non hanno affatto analizzato le questioni di fondo, ma le hanno a loro volta ereditate da altri che non le hanno analizzate, le opinioni dei quali, poi, valevano meno di un peto”. Mark Twain
Impossibile correre il miglio in meno di quattro minuti

Nella prima metà dell’Ottocento, un medico, allora considerato un luminare, affermò in un trattato relativo alle capacità cardiache, che correre il miglio in meno di quattro minuti fosse un limite umanamente inavalicabile e che, se fosse stato superato, il cuore sarebbe letteralmente esploso all’interno della cavità toracica. Oltre un secolo dopo, senza più saper spiegare il perché, tutto il mondo credeva fermamente impossibile ciò che accadde il 16 maggio 1954. Quel giorno, Roger Bannister corse il miglio in 3 minuti e 59 secondi. Come ci riuscì? Era convinto di potercela fare. E la parte più incredibile della storia è che, nell’anno successivo, più di 35 atleti riuscirono a corerre il miglio al di sotto dei quattro minuti e, nell’arco di tre anni, oltre trecento riuscirono nell’impresa impossibile. Ciò che per secoli era stato impossibile per milioni di atleti, era diventato improvvisamente alla portata di tutti.
Il 18 settembre 2010 Philippe Croizon riesce nell’impresa che nessuno mai nelle sue condizioni aveva solo pensato di affrontare. Attraversare a nuoto i 34 km della Manica privo braccia e gambe. Croizon, francese 42enne al momento dell’impresa, ha perso 16 anni prima gli arti in un incidente domestico e ha imparato a nuotare soltanto da due anni. Con l’ausilio di due speciali protesi alle gambe e di un boccaglio è riuscito così a coprire la distanza che divide l’Inghilterra dalla Francia. Il nuotatore è rimasto vittima di un terribile incidente nel marzo 1994, quando ha subito diverse scariche elettriche a 20.000 volt mentre smontava un’antenna televisiva sul tetto di casa. Mentre era a letto dopo l’incidente e le amputazioni, 16 anni fa, promise che avrebbe fatto di tutto per tentare l’impresa. Padre di due figli, Croizon ha fatto concepire e costruire appositamente delle protesi equipaggiate di pinne che sono state fissate a quello che resta delle sue gambe. Con i monconi di braccio non può nuotare ma può aiutarsi a rimanere in equilibrio e non soffrire così il mal di mare. Il team di medici che lo seguiva nell’impresa aveva calcolato che avrebbe impiegato 30 ore. Per Croizon ne sono state sufficienti solo 13 e mezza.
Dick Fosbury cambia la credenza fondamentale nel salto in alto

Città del messico, 20 ottobre 1968. Nel salto in alto un 21enne americano di Portland, Oregon, lascia tutti a bocca aperta vincendo l’oro con un nuovo stile di salto e indossando fra l’altro due scarpe di colore diverso. Non supera più l’asticella saltando con le gambe a forbice, o piegandosi sul ventre, ma girando le spalle e oltrepassando la sbarra di schiena. E’ una rivoluzione copernicana, semplice e sorprendente come l’invenzione della lampadina o la scopertà della gravità . Quel ragazzo si chiama Dick Fosbury, e dal quel giorno quel salto sarà il “salto alla Fosbury”. Dick aveva cominciato a lavorare alla nuova tecnica fin dai tempi del liceo. Ad animarlo la passione per tutti gli sport, certo, ma in particolare il colpo di fulmine che aveva avuto con l’atletica e il salto in alto. Il primo a stupirsi della rivoluzione messa in atto da Dick fu il suo primo allenatore, Dean Benson, che quasi cercò di convincerlo a desistere dallo sperimentare la nuova tecnica. Poi,convinto dalla naturalezza con cui Dick eseguiva il salto sotto il profilo tecnico, cominciò a studiarne le caratteristiche. Trattengono il respiro per tutta la rincorsa, poi, mentre Dick supera l’asticella in quel modo incredibile, gli 80mila dello stadio Olimpico di Città del Messico, quel magico pomeriggio dell’autunno del 1968, si lasciano andare a un applauso liberatorio.
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